News / Perché una lezione di Pilates con la fisioterapista?

01 Marzo 2019

Perché una fisioterapista dovrebbe interessarsi al Pilates?

E perché una lezione di Pilates fatta da una fisioterapista?

ECCO IL PENSIERO DI FEDERICA PINTO,

LA NOSTRA FISIOTERAPISTA:

Parlare di prevenzione e, nello specifico, di prevenzione del dolore significa parlare di conoscenza.

Conoscenza di cosa?

Conoscenza del proprio corpo. 

E come posso io conoscere il mio corpo?

Pensiamo all’infanzia: il bambino fa esperienza del proprio corpo e di chi è attraverso il contatto con la mamma, attraverso il suo respiro e attraverso il tatto.

Il bambino conosce poi il suo corpo facendo esperienza: passando dalla posizione supina a quella prona, imparando a rotolare, a mettersi sui gomiti, imparando a strisciare e poi a gattonare per poi “tirarsi su” e raggiungere ciò che vuole ottenere. E tutto questo continua ad essere una storia di contatto e di respiro: contatto con il pavimento e respiro per trovare l’ossigeno necessario a fare tutto questo.

Il bambino diventa adulto. Molti adulti, per cultura o vissuto, non hanno avuto la possibilità di sperimentare tutto questo, di rotolare, di gattonare…di definire i confini del proprio Sé ne’ di sviluppare quindi quelle reazioni che in neurofisiologia si chiamano reazioni di raddrizzamento, di paracadute, di equilibrio e controllo del tronco che difendono il nostro corpo nell’interazione con l’ambiente circostante (che ci permettono di non cadere se infiliamo per sbaglio il piede in una buca o di acchiappare al volo una cosa). Questo comporta lo sviluppo di reazioni del nostro corpo che risultano inadeguate a molti degli stimoli che riceviamo, a risposte stereotipate e spesso scorrette, frutto di una esperienza incompleta o ormai dimenticata.

Da qui nasce il mio desiderio di fisioterapista di dare degli strumenti ai miei pazienti per prendersi cura di sé. Non solo “aggiustarli” quando hanno male ma permettergli di lavorare sula prevenzione, partendo dalla sperimentazione del loro corpo in un ambiente protetto dove non servono schemi di movimento, “corazze” o movimenti veloci.

Dove riscoprire il respiro e la respirazione diaframmatica (spesso “bloccata” per le preoccupazioni della quotidianità), ritrovare “leve” (ossia muscoli) capaci di produrre movimenti dimenticati (proprio quei movimenti piccoli ma potenti capaci di dare stabilità alla loro colonna – quelli del trasverso dell’addome, dei dorsali e del pavimento pelvico, che racchiudono il nostro “centro” come una armatura -), dove usare il contatto con il pavimento per scoprire asimmetrie tra la nostra parte destra del corpo e sinistra, riportando simmetria e armonia.

Dall’esplorazione del corpo, nasce conoscenza e “saggezza”, nasce prevenzione.

Integrare ciò che si è conosciuto in sequenze di movimenti più complesse, curando la respirazione, la pulizia del movimento e la coordinazione – così come il metodo Pilates insegna – permette poi di mimare ciò che avviene poi nella nostra vita quotidiana e quello che dovrebbe essere l’obiettivo della riabilitazione, per come viene intesa oggi: portare al di fuori della seduta ciò che il nostro cervello e il nostro corpo hanno appreso durante l’ora di trattamento o di ginnastica; rendere automatico un atteggiamento di “attenzione” verso la nostra postura e il nostro corpo.


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